39) Bloch. L'uomo  proiettato verso il non-ancora.
Secondo Bloch nell'uomo c' una spinta interiore che lo porta a
non accontentarsi di quello che ha ed a ricercare sempre il non-
ancora, il che-cosa che egli ancora non ha. L'uomo ha fame di
senso; a lui appartiene il bisogno utopico.
E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo.

 Per quanto opaca sia ancora questa nostra vita, tuttavia qualcosa
ci d una spinta. La fame si annuncia con i suoi colpi. Nessuna
cosa avuta sazia a lungo quel non che le  proprio e che essa
non  in grado di possedere. Cos questo non, questa caverna,
intorno a cui ogni cosa si edifica, spinge verso il non-ancora ed
il che-cosa che ancora non ha. Se nei giorni sconvolti e
contrastati la voce di questo che-cosa si affievolisce non per
questo diminuisce la fame temporale, e nella mancanza di pane non
 il suo mancare che preme con maggior violenza, ma il pane
stesso. Ma l'a-che-scopo per amor del quale mangiamo, l'a-che-
scopo della fatica della vita nel suo insieme e dell'affermato
coraggio di vivere, diventa sempre pi precario, se vien meno -
nonostante il pane quotidiano - l'altro pane della vita,
l'ulteriore che-cosa del verso-dove e dell'a-che-scopo.
Preoccuparsi per uno scopo ulteriore non ha certo valore, o
comunque non ne ha uno reale nei tuguri e negli slum, finch la
miseria soffoca tutto meno che se stessa. Non ha alcun valore
neppure in un quadro molto diverso, dove la caccia al profitto
(basata in gran parte ancora sulla miseria, anche se questa si 
fatta pi esotica), non colma il verso dove e l'a-che-scopo
solo con il lavoro affannoso, anche per il borghese che secondo
Marx non vede al di l del proprio naso. Il denaro rende avidi, il
denaro contante ride. Per saldo basta il successo, e in questa
parvenza non giunge certo a contrastarlo nessun altro avere che
manca. Tranne che nel momento in cui il prodotto finale e
conchiuso della vita dominante e dello sforzo ritorna dal funerale
di un affine compagno di affari e di destino; a questo punto
invero la domanda innata sul senso e sullo scopo trova anche qui
la possibilit di festeggiare una resurrezione; ma per nulla
gioiosa essa , e fantastica, tanto  grande la sua inquietudine a
causa di quell'a-che-scopo in genere che le manca. Con tutto ci
non  confutabile l'altra fame di vita ben altrimenti insaziata, e
neppure il coraggio di vita, cos incessantemente esplosivo nel
suo porsi di fronte al reale avere umano sempre come ad un non-
avere, ancora-non-avere. E si pone dunque di fronte alla questione
sul senso, senza placare la fame di senso ed il non-senso della
morte mediante l'oppio del popolo e nemmeno mediante i sogni di un
accomodamento nell'aldil, ma con un lavoro incessante
dell'incorruttibile e non deviato diventar coscienti e sulla
autentica realizzazione del bisogno utopico. Solo cos vi  - non
nelle ideologie apologetiche delle classi di volta in volta
dominanti, ma piuttosto nelle utopie del desiderio e dell'attesa,
irremissibili nel loro tendere morale e finale, che attraversano
la storia macchiata di sangue e sconvolta dalla mancanza di patria
- solo cos dunque vi , ed anzitutto nella biblica musica della
fine, quel sogno sovversivo-radicale, che eo ipso non discende
dall'oppio, ma dalla vigilanza per il futuro, quella dimensione di
luce di cui il mondo  gravido e pu essere gravido.
E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo, Feltrinelli, Milano, 1983 6,
pagine 323-324.
